Le fasi di sviluppo di un incendio

di Enrico Manieri - Henry62
 
Da un punto di vista chimico, l'incendio è semplicemente una reazione rapida di ossidazione fra combustibile e comburente, in cui viene liberata energia e vengono creati dei prodotti - solidi / liquidi / aeriformi - della combustione.
 
Durante la combustione si hanno emissioni di vapori (vapore acqueo), gas (monossido e biossido di carbonio, per esempio), aerosol (cioè particelle liquide o solide disperse in un gas) e particelle solide non combuste (fumo).
La creazione di radicali chimici, molto attivi, consente l'instaurazione di reazioni a catena difficilmente controllabili.
 
L'esperienza comune insegna a temere per senso innato di autoconservazione il fenomeno della combustione, perchè è una delle manifestazioni della natura verso cui l'uomo è più indifeso, al punto che la sola prospettiva di una morte atroce fra le fiamme spinse più di 200 persone a gettarsi nel vuoto nella tragedia del World Trade Center.
Un caso particolare di combustione, caratterizzata dalla elevata velocità di ossidazione, è l'esplosione per deflagrazione.
 
"Le esplosioni chimiche vengono suddivise in deflagrazioni, nelle quali la propagazione della reazione chimica di esplosione è una forma di combustione endogena che procede nel materiale a velocità subsonica, e detonazioni, nelle quali la reazione chimica di esplosione non è una combustione ma una decomposizione diretta della molecola di esplosivo, innescata direttamente dall'onda d'urto: la reazione di esplosione procede quindi alla velocità del suono in quella particolare sostanza attraverso tutto il materiale, e la pressione e temperatura finale dei prodotti di reazione sono quindi molto più elevate."
(da: Wikipedia)
 
Le fireballs generatesi nell'impatto degli aeroplani contro le Twin Towers e contro il Pentagono nacquero dalle deflagrazioni delle nuvole di carburante avio nebulizzato nell'atmosfera.
Nonostante l'evidente pericolo che l'incendio provoca, c'è la tendenza diffusa a sottovalutare i rischi connessi alle scelte quotidiane nella valutazione della capacità di prevenzione degli incendi e ciò deriva, in massima parte, dalla non adeguata conoscenza della dinamica e della grande velocità di propagazione del fuoco negli edifici.
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La tragedia del World Trade Center, in cui tre grattacieli crollarono per effetto di incendi incontrollabili e diffusi su più piani, lascia molti increduli, soprattutto chi non ha dimestichezza con questi fenomeni da un punto di vista tecnico, perchè sembra davvero impossibile che possenti strutture in acciaio abbiano potuto cedere in modo così catastrofico provocando migliaia di vittime a causa degli incendi.
 
In realtà il principale nemico delle strutture in acciaio è proprio il calore degli incendi, motivo per cui vengono previsti dalle norme specifici livelli di protezione che garantiscano periodi di tempo di protezione dal calore sufficienti a consentire l'evacuazione delle persone e l'intervento dei Vigili del Fuoco.
 
 
In questa celebre immagine si dimostra una realtà contro-intuitiva:
travi in acciaio si appoggiano piegate dal calore su una trave di legno,
 che ha retto all'incendio conservando una inaspettata resistenza strutturale.
 
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Nel caso del World Trade Center, l'analisi del livello di protezione passiva antincendio è stato da me approfondita in questo articolo.
 
Nello specifico delle Torri Gemelle, il vero problema nacque dalla combinazione degli effetti di impatto e del successivo incendio, dato che una delle conseguenze secondarie dell'impatto degli aerei fu il distacco delle protezioni antincendio, come documentato in modo inoppugnabile in questo articolo. Per poter valutare in seguito gli effetti degli incendi nelle diverse realtà (incendi nei tunnel, in strutture in cemento armato e in presenza di tiranti in acciaio), è necessario premettere un'analisi delle fasi in cui si sviluppano gli incendi nei locali chiusi.
Ogni incendio si caratterizza per quattro ben distinte fasi:

  • inizio;
  • espansione;
  • incendio generalizzato;
  • estinzione.
Il grafico temperatura-tempo nel caso di un incendio in un locale chiuso segue questo andamento, in cui le quattro fasi si distinguono per i diversi valori di inclinazione della curva, cioè per la diversa velocità di variazione della temperatura nel tempo. .
 

Le caratteristiche specifiche di ciascun incendio dipendono dalla geometria dei volumi, dal tipo e quantità di materiale combustibile, dalla ventilazione e dalle caratteristiche di diffusione del calore dei diversi materiali.
 
Un punto particolarmente interessante da valutare, è il passaggio fra la fase di espansione e quella di incendio generalizzato.
Nella fase di espansione, la temperatura cresce velocemente (maggiore pendenza della curva temperatura-tempo) e anche zone non direttamente lambite dalle fiamme vengono a raggiungere temperature che innescano, col passar del tempo, la liberazione per degradazione termica di gas infiammabili.
 
Questo è un punto importante che deve essere ben compreso: sottoposti a calore ed in assenza di combustione, i materiali solidi contenenti composti del carbonio si decompongono per effetto termochimico ("omolisi termicamente indotta"), cioè si scindono i legami chimici e si liberano dei gas caratterizzati da molecola più semplice.
Questo processo è il medesimo, fatte le debite proporzioni, che viene messo in atto dal processo industriale di cracking.
 
Per fare un esempio, dal legno, per effetto di degradazione termica, si libera il metanolo.
Nel locale si accumulano quindi gas infiammabili, che in genere salgono e si concentrano presso il soffitto, fino a quando, raggiunta la temperatura detta di flash-over, si assiste alla combustione generalizzata degli stessi, caratterizzata da grande velocità di reazione e dall'immediato aumento dei gas surriscaldati, che si espandono sia in senso orizzontale che verticale (moti ascendenti).
 
E' il fenomeno più pericoloso in assoluto, in cui lingue di fuoco saettano con grande velocità in tutto il volume disponibile; proprio per il timore di innescare il flash-over, i pompieri mettono in atto particolari accorgimenti nell'aprire le porte chiuse delle stanze in fiamme.
La temperatura media di flash-over, per un normale incendio domestico, è di circa 500°C; fino a questa temperatura, i materiali solidi presenti nel locale liberano componenti gassose con velocità sempre maggiore, fino a quando la temperatura delle superfici solide sale al punto da provocare l'accensione dei gas da esse stesse rilasciati.
 
A questo punto l'incendio non è più limitato ai materiali solidi, ma prendono fuoco i gas infiammabili che si sono fino a quel momento accumulati nella stanza; é l'intero volume dei gas ad essere interessato dalle fiamme e l'effetto è un immediato e violentissimo aumento dell'intensità delle fiamme e della velocità di combustione, che a sua volta provoca una vera e propria espansione termica dei gas che può anche, in casi particolarmente gravi, dare origine a shock ondulatori sulla struttura portante.
 
Credo sia importante sapere che in brevissimo tempo un incendio può raggiungere dimensioni tali da non essere più controllabile e a tal fine presento il seguente filmato che mostra un test di laboratorio in cui si può verificare concretamente l'andamento dell'incendio nel tempo nel caso di incendio di un comune salotto domestico, ricostruito con materiali del tutto simili a quelli normalmente utilizzati nelle nostre abitazioni.
 

La temperatura raggiunta dai materiali solidi in un incendio domestico di un locale chiuso varia fra i 700°C e i 1.200°C, mentre le temperature di fiamma sono comprese fra i 1.700°C ed i 2.500°C.

La temperatura di fumo in prossimità del soffitto si mantiene all'inizio fra i 300°C e i 400°C, per poi raggiungere bruscamente i circa 1.000°C al raggiungimento del flash-over.
In media, quindi, le temperature raggiunte nei comuni incendi domestici sono di circa 700°C, ma con hot-spot di temperature anche di gran lunga maggiori.
Ovviamente, la temperatura di fiamma è nel range indicato in precedenza (1.700°C-2.500°C), per cui le zone direttamente lambite dalle fiamme raggiungono agevolmente temperature prossime o maggiori ai 1.000°C.
 
Nel caso delle Torri Gemelle, questo fenomeno è stato particolarmente importante, perchè l'impatto dell'aereo privò la maggior parte dei piani impattati della protezione passiva antincendio ma, per effetto dell'energia cinetica delle masse di rottami, si ebbe anche un effetto "bulldozer" che portò ad accumulare il materiale combustibile degli uffici in prossimità delle colonne del core e, soprattutto, della fascia perimetrale della facciata opposta alla zona di prima penetrazione.
 
In questo modo, l'acciaio di queste colonne perimetrali si trovò esposto direttamente alle fiamme del materiale combustibile accumulato in prossimità delle stesse e raggiunse temperature che portarono alla perdita delle caratteristiche meccaniche di resistenza ai carichi, superando rapidamente i llimiti di sicurezza garantiti dalla ridondanza progettuale della struttura portante.
 
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DOSSIER "EFFETTI DEGLI INCENDI"
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Effetti dell'incendio sui tiranti di acciaio: il caso della Torre di Ostankino a Mosca

di Enrico Manieri - Henry62
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La Torre della televisione di Ostankino, a Mosca, punto di riferimento e tappa obbligata per 200.00 turisti l'anno, venne progettata dall'ingegnere strutturista russo Nikolai Nikitin, autore di altre importanti costruzioni russe, come il Palazzo dell'Università Statale di Mosca (1949) e la colossale statua di Volgograd, "Marmayev Kurgan", costruita impiegando ben 7.900 tonnellate di acciaio e cemento per un'altezza complessiva di 85 metri.
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Alta 540 metri, la Torre delle televisione è a tuttoggi la costruzione singola per trasmissioni più alta dell'Europa e dell'Asia.
Le sue scale interne contano 3.544 gradini, mentre il peso della struttura portante è di circa 55.000 tonnellate.
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La Torre, realizzata su una base e tronco centrale in cemento armato rinforzato, venne costruita a tempo di record, in 54 mesi fra il 1963 ed il 1967.
Inaugurata al pubblico con una grande cerimonia il 5 novembre 1967, conquistò il record di edificio più alto al mondo (titolo perso solamente nel 1976, ad opera della CN Tower di Toronto, in Canada) .
Le motivazioni che spinsero il governo dell'allora URSS alla realizzazione di questa opera ambiziosa furono sia politiche, che propagandistiche, in un periodo storico in cui la Guerra Fredda era combattuta anche con la ricerca dei record nelle costruzioni civili.
La base della Torre è alta 63 metri, il tronco misura 297 metri mentre l'antenna vera e propria, tenuta in sede da tiranti in acciaio connessi alla struttura in cemento armato centrale, misura 180 metri.
All'interno dell'edificio hanno i propri studi e centri di trasmissione ben 11 canali televisivi, 12 emittenti radiofoniche e 17 televisioni satellitari, mentre ai piani intermedi erano presenti un belvedere per il pubblico (Osservatorio, 337 metri di quota) ed un ristorante, il "Seventh Haven", collocato a ben 328 metri dal suolo.

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- L'incendio -

Il 27 agosto 2000, alle ore locali 15.20, la Torre venne colpita da un incendio, provocato quasi certamente da un cortocircuito di apparecchiature elettroniche, presenti in gran quantità all'interno dell'edificio ed in buona parte di vecchia concezione e di carente manutenzione.

Fin dall'inizio si capì che la situazione era particolarmente seria e le autorità preposte imposero l'evacuazione completa dell'edificio, che venne completata in circa 90 minuti, ed il blocco delle trasmissioni di tutte le emittenti radio-televisive presenti nella Torre, con gravi conseguenze per l'immagine di efficienza delle autorità politiche, che già si trovavano alle prese con la difficile situazione economica della federazione russa.

Divampato dapprima ad una quota di 460 metri, per poi avere un focolaio secondario alla quota di 400 metri, il fuoco venne definitivamente domato solamente il lunedì 28 agosto alle ore 17.40 locali, dopo aver tentato anche di immettere liquido ritardante dall'alto con l'ausilio di un elicottero.

Una squadra di pompieri, con grande rischio personale, venne effettivamente calata da un elicottero ad una quota superiore al fronte dell'incendio, per poter bloccare la propagazione verticale dell'incendio e, nel contempo, utilizzare la gravità come elemento di aiuto nel combattere le fiamme del focolaio principale.

A seguito dell'incendio, violentissimo, la struttura superiore si inclinò verso Est di circa 5 °, al punto da far temere un imminente collasso strutturale e, quindi, domato l'incendio, da far disperare di poterne effettuare il recupero, se non sostenendo costi elevatissimi.

Si stima che le temperature interne furono prossime ai 1.500°C, alimentate dapprima da corti circuiti ripetuti, successivamente dal materiale combustibile presente ai diversi piani e, soprattutto, dalla enorme quantità di cavi elettrici e relativi isolamenti elettrici che percorrevano l'intero edificio per centinaia di chilometri di lunghezza.

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Le temperature elevatissime provocarono anche il cedimento termico dei cavi di due ascensori, uno dei quali era utilizzato da sette pompieri che cercavano di salire lungo la struttura per poter affrontare le fiamme, che furono salvati dal corretto funzionamento dei freni d'emergenza presenti sulla cabina, mentre nell'altro ascensore trovarono la morte quattro passeggeri.
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La parte superiore della struttura, l'antenna, era staticamente in equilibrio sul core in cemento armato mediante una struttura radiale di tiranti in cavi di acciaio, che venne pesantemente danneggiata dalla violenza dell'incendio.

Come noto, l'acciaio peggiora le proprie caratteristiche meccaniche di resistenza e di resilienza all'aumentare della temperatura, al punto da avere, attorno agli 800°C, una resistenza residua ridotta a circa il 10-20% di quella a temperatura ambiente, cioè le caratteristiche meccaniche peggiorano dell'80-90%.

Nell'incendio della Torre di Ostankino, che, è opportuno sottolinearlo, a differenza delle Twin Towers, non venne colpita da alcun impatto esterno ma solamente da incendi sulle cui cause non c'è mai stato alcun dubbio, si manifestò in modo eclatante il fenomeno del cedimento termico dei cavi in acciaio, sia per quanto riguarda i cavi degli ascensori che, soprattutto, dei tiranti statici strutturali.

Questo fenomeno, che avrebbe trovato una tragica conferma anche nell'attacco delle Torri Gemelle, fu particolarmente importante anche per l'assenza di un'adeguata protezione passiva antincendio dell'acciaio.

Ottenuto un prestito di 14 milioni di dollari dalla BERS (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), il Ministero delle Finanze della Federazione Russa ha potuto provvedere alla copertura economica dei lavori di ricostruzione e consolidamento della Torre, che comprendevano la possibilità dell'installazione di nuovi ascensori ad alta velocità. .

I lavori di consolidamento e restauro della Torre terminarono entro il 2004, mentre il ristorante non venne più riaperto per motivi di sicurezza dopo l'incendio del 2000

Nel marzo 2005 venne testato e successivamente aperto al pubblico un ascensore della capienza di 13 persone, caratterizzato dalla velocità di 7 m/s (corsa di 347 metri in un tempo medio di 56 secondi).

Il 25 maggio 2007 un secondo incendio colpì la Torre, presto domato e dalle conseguenze non gravi per l'edificio.

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DOSSIER "EFFETTI DEGLI INCENDI"

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Effetti dell'incendio sulle strutture in cemento armato: il caso della Torre Windsor di Madrid

di Enrico Manieri - Henry62
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L'articolo di risposta di Paolo Attivissimo alle osservazioni del professor Raffaele Giovanelli, pubblicate sul sito Effedieffe, mi ha ricordato che avevo ricevuto tempo fa un interessante servizio fotografico, fatto direttamente dalla ditta "Ortiz Construcciones y Proyectos S.A.", che ha curato per conto dell'Assessorato all'Urbanistica del Comune di Madrid, Ufficio Tecnico-Controllo Edificazione, la demolizione della Windsor Tower distrutta da un violentissimo incendio il 12 febbraio del 2005.
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La Torre, che venne edificata nel 1979, era alta 106 metri, per un totale di di 32 piani, di cui 29 esterni e 3 sotterranei.
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L'edificio, il più alto di Madrid, aveva una struttura interna in cemento armato ed una facciata in vetro, con tutti i piani dotati di ampie finestre, tranne il piano tecnico che divideva in due parti il grattacielo.


Il grattacielo aveva pertanto una struttura portante centrale convenzionale, costruita in modo da risultare solidissima, come del resto era possibile fare per la non eccessiva altezza del palazzo, mentre nella sua porzione superiore si affiancava al core in cemento una struttura portante in acciaio.


La solidità della struttura e la scelta dei progettisti di utilizzare pilastri portanti in cemento armato rinforzato ha consentito al palazzo di sopravvivere, almeno nelle sue parti principali, all'incendio violentissimo che iniziò verso la mezzanotte, a partire dal 21° piano.
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L'incendio invase velocemente i piani più elevati, provocando il completo collasso delle strutture in acciaio sovrastanti, ed in breve si estese a tutto l'edificio, costringendo i pompieri ad una lotta di 24 ore con le fiamme.
Fortunatamente non si ebbero vittime, ma solo sette feriti fra i pompieri.


Le immagini notturne dell'incendio sono ben conosciute, perchè spesso indicate, a torto, come un esempio di come si sarebbero dovuti comportare tutti i grattacieli rispetto a ciò che invece successe al World Trade Center nell'attacco terroristico dell'11 Settembre 2001.

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In realtà, le immagini e le relazioni tecniche dimostrano che l'incendio della Torre Windsor è un esempio di un collasso di strutture portanti in acciaio indotto solamente da un incendio.

Ci si dimentica infatti di dire che la Windsor Tower era alta meno di un terzo delle Torri Gemelle e poco più della metà del WTC7, che era fatta in cemento armato e che, nonostante questo, subì proprio il collasso delle parti in acciaio e dovette essere demolita anche nelle parti in cemento armato, per un costo complessivo dei lavori di demolizione di 22 milioni di euro.
La demolizione venne completata nell'agosto 2005.

Non si arrabbierà, spero, il professor Giovanelli, ma la sua affermazione:
"Probabilmente l'acciaio del grattacielo di Madrid (dimensioni inferiori a quelle del WTC7, ma simile nella tecnica costruttiva), bruciato nel febbraio 2005, ignorava le dotte opinioni del professor Eagar, perché si è contorto, si è ossidato, ma ha retto l'incendio per un giorno sino all'esaurimento di ogni materiale combustibile (5) (figura 3).
C'è chi osserverà che nel caso del grattacielo di Madrid non è stato sparso combustibile avio.
Ma nelle Twin Towers il combustibile degli aerei è interamente bruciato nel tempo di circa 15 minuti, esaurendo il suo effetto ben prima dei crolli.
Dopo questa pausa sulla torre di Madrid, che non è collassata, torniamo alla replica alle critiche di Attivissimo"
è completamente sballata e priva di fondamento, francamente inaccettabile dopo 7 anni dai fatti da parte di chi vorrebbe spiegare ciò che è successo.

Il paragone col WTC7 è del tutto errato, sia per la tecnica costruttiva, sia per i materiali impiegati che, soprattutto, per il disegno progettuale.

Come tutti ricordiamo, il WTC7 era un palazzo interamente in acciaio, costruito su una centrale elettrica della Con-Ed che inglobava parte delle colonne portanti e che, per un successivo allargamento di progetto degli spazi commerciali, aveva subito una estensione asimmetrica delle strutture portanti con la presenza ai piani dal 5° al 7° di strutture a cantilever.

Ogni confronto è del tutto impossibile e, purtroppo, non depone certo a favore della conoscenza dei fatti dell'11 Settembre del professor Giovanelli.
Spero quindi di dare un contributo anche in questo senso, senza alcuna polemica, per sgombrare definitivamente il campo da questi esempi inconsistenti.

Mentre le immagini dell'edificio in fiamme sono famose, è più difficile vedere invece gli effetti del tremendo incendio sulle strutture portanti della Torre ed averte documentazione dei lavori di demolizione, che, trattandosi di un edificio in cemento armato, richiesero l'uso di tecniche molto diverse da quelle adottate a New York per demolire ciò che restava del World Trade Center (dove, ricordo, oltre agli edifici crollati nell'attacco, vennero successivamente demoliti anche gli edifici rimasti gravemente coinvolti dal crollo delle macerie).

A seguire, quindi, mostro una carrellata di fotografie che illustrano, senza necessità di commenti, queste fasi.
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- L'INCENDIO -
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- I DANNI ALLE STRUTTURE IN ACCIAIO -
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- I DANNI ALLE STRUTTURE IN CEMENTO ARMATO -
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- LA DEMOLIZIONE DELLE STRUTTURE IN ACCIAIO -
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- LA DEMOLIZIONE DELLE STRUTTURE IN CEMENTO ARMATO -
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- SI PORTANO AL SUOLO LE MACERIE -



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DOSSIER "EFFETTI DEGLI INCENDI" .
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Effetti dell'incendio nei tunnel: il caso del tunnel del Gottardo

di Enrico Manieri - Henry62

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Uno degli argomenti che spesso vengono spacciati come prova di una demolizione controllata dei grattacieli del World Trade Center, da parte dei cosiddetti "complottisti", è la presenza di elevate temperature ed incendi, durati mesi, nei sotterranei del complesso.

Paradossalmente, proprio l'elemento delle alte temperature viene visto da molti come particolarmente "sospetto", con la motivazione che gli incendi sotterranei, non avendo ricchezza di comburente, non avrebbero potuto sviluppare temperature elevate, ma la realtà, come spesso capita, è ben diversa dalla semplice intuizione .
La mancanza di ventilazione è il motivo principale per cui gli incendi sotterranei sviluppano temperature mediamente più elevate dei comuni incendi che avvengono in superficie.
Premesso che in nessuna demolizione controllata si trovano poi zone ad alta temperatura che durano per mesi, nonchè incendi che di fatto hanno continuato a bruciare per settimane senza alcuna possibilità di intervento diretto per eliminare i focolai, la giustificazione delle temperature elevate è, di volta in volta, attribuita, secondo logiche che tendono più a trovare spiegazioni "comode" ad ipotesi pre-costituite che non a verificarne i fondamenti fisici nel mondo reale, alla presenza di esplosivi o di thermite.
In entrambi i casi, si tratta di evidenti forzature logiche, che non hanno alcuna possibile evidenza fisica; gli esplosivi per demolizioni sviluppano certamente calore, ma come effetto secondario, inutile per la demolizione; la distruzione degli elementi strutturali è ottenuta dalle onde di pressione, che superano localmente la resistenza dell'elemento che si deve demolire, provocandone il collasso.
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I tempi in cui si sviluppano queste energie sono estremamente brevi, cioè, in altre parole, pur con energie tutto sommato di limitata entità in valore assoluto, si hanno elevatissime potenze.
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I tempi brevissimi impediscono che le strutture demolite possano accumulare calore, dato che i tempi di propagazione del calore sono di gran lunga superiori a quelli dei fenomeni meccanici e termici prodotti dall'esplosione.
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Nel caso, invece, dei miscugli incendiari, come la thermite, il presupposto di alcune scuole di pensiero complottiste è che il miscuglio sia bruciato progressivamente nel tempo (ipotesi fantasiosa, la cui non corrispondenza con la realtà è verificata quotidianamente da chi si occupa professionalmente di alluminotermica, visto che la reazione termitica non è controllabile o modulabile una volta innescata), continuando a fornire calore per lunghi periodi di tempo, mentre per altri sostenitori di teorie alternative, la thermite avrebbe provocato il cedimento termico delle colonne portanti, creando una zona ad altissima temperatura, che poi è stata successivamente sepolta ed isolata dalle macerie stesse.
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Inutile ricordare che:
  • nessuna demolizione controllata è mai stata fatta con l'uso di sostanze incendiarie;

  • nessun edificio dell'altezza delle Twin Towers è mai stato demolito in modo controllato;

  • non esistono cariche cave da taglio per demolizione capaci di tagliare lo spessore di acciaio delle colonne alla base del core delle Torri Gemelle (ricordiamo, fra l'altro, che alcune di queste colonne avevano un'anima interna di irrobustimento, che comunque non avrebbe potuto essere tagliata con metodi tradizionali di demolizione).
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Comunque sia, il dato certo è che questi incendi, i più duraturi nella storia dei cedimenti strutturali, hanno imperversato per mesi, trovando alimentazione nel materiale combustibile presente nelle macerie e nei sotterranei di Ground Zero (in cui, è bene ricordarlo, erano presenti centinaia di autoveicoli nei parcheggi sotterranei e magazzini dei negozi della zona commerciale del Concourse e del Mall), alimentati dall'ossigeno proveniente dai tunnel ferroviari della metropolitana e del PATH, collocati al livello più basso del catino costituito dallo slurry-wall.
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Di fatto, quindi, non bisogna stupirsi se nessuna delle ipotesi proposte dai complottisti trova sostegno fra gli addetti ai lavori, dato che per ciascuna affermazione, per quanto suggestiva, si devono sempre trovare precisi riferimenti che ne documentino e provino l'uso, evidenze che ad oggi restano del tutto assenti.
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Gli incendi di Ground Zero non furono altro che casi particolarmente estesi, di difficilissima gestione nell'emergenza dell'attentato e nel contesto specifico dei rischi di crollo presenti a Ground Zero, di normali incendi sotterranei.
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Basta fare delle elementari ricerche in rete per trovare conferma e documentazione di enormi incendi che proseguono da anni in miniere di carbone, anche ad elevata profondità, alimentati semplicemente da aria tellurica, cioè dall'aria che filtra dalla superficie terrestre (si veda, per esempio, qui o qui).
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Nello specifico, per restare in un ambito che tutti possiamo valutare, credo possa essere di qualche interesse valutare invece il comportamento degli incendi nei tunnel, dato che questi sono gli eventi che più si avvicinano, nella realtà quotidiana, a ciò che realmente avvenne nel sottosuolo di Ground Zero.

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- Gli incendi nei tunnel -

In tempi recenti si è parlato degli incendi nei tunnel per le circostanze tragiche che hanno provocato numerose vittime, sia in gallerie stradali che in tunnel ferroviari, come nel caso del Gottardo, del Tunnel della Manica, del Traforo del Monte Bianco e di altri episodi, meno noti, ma non per questo meno importanti per lo studio degli eventi.

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In alcuni casi, gallerie stradali dismesse sono diventate degli importantissimi laboratori in cui effettuare test reali di incendio, sia per il rilevamento empirico di dati per lo studio dell'evoluzione fisica del fenomeno (rilevazione curve temperature vs. tempo), che per la prova di installazioni sperimentali antincendio (per esempio la tecnologia di isolamento del focolaio di incendio a mezzo del cosiddetto "muro d'acqua") e dei nuovi materiali destinati ad elevare gli standard di sicurezza per gli utenti di queste importanti ed insostituibili strutture (per esempio, si veda il caso dei test eseguiti dalla Autostrada del Brennero, qui).

- Le curve di incendio: tipologie ed analisi della relazione temperatura vs. tempo -

Le curve di incendio descrivono l'evoluzione delle temperature dell'incendio al passare del tempo, e vengono utilizzate per dimensionare gli elementi resistenti, oltre che per fornire stime sui valori delle temperature che possono essere utilizzate dagli esperti della sicurezza per il collaudo dei materiali refrattari.

Di fatto, le curve definiscono dei modelli di stima, basati su dati empirici, che rappresentano tipologie definite di incendi.

Vediamo brevemente le principali curve ed i parametri di utilizzo nella comune esperienza di progetto.

- La curva di incendio di materie cellulosiche (curva ISO 834) -

E' la curva utilizzata comunemente per simulare gli incendi degli edifici civili ed è teoricamente rappresentativa di un normale incendio di sostanze cellulosiche in normali condizioni di ventilazione, anche se è ormai considerazione condivisa che in realtà non rappresenti un incendio reale, sebbene possa fornire indicazioni verosimili sull'evoluzione delle temperature seguenti il flash-over.

Non può essere utilizzata per il caso dei tunnel.

In Italia la curva standard degli incendi prevede temperature maggiori in valore assoluto ed un legame temperatura - tempo più critico per la prova dei materiali antincendio.

Il suo andamento è stato definito dalla Circolare n. 91 del 14 settembre 1961 emanata dal Ministero dell'Interno, Direzione Generale dei Servizi Antincendi, che riporto:

- La curva di incendio da idrocarburi -

E' la curva che approssima l'evoluzione di un incendio di piccoli serbatoi di liquidi infiammabili (ad esempio benzina).

Come nel caso della curva ISO 834, non rappresenta l'evoluzione reale di un incendio, ma è essenzialmente un modello standardizzato per la classificazione delle caratteristiche di resistenza dei materiali e l'esecuzione di prove per la creazione di serie storiche standard confrontabili.

- La curva di incendio da idrocarburi modificata (curva HCM) -

Si tratta di una curva che deriva da quella dell'incendio di idrocarburi, modificata per essere più aderente alla realtà degli incendi in cui vengono coinvolti fluidi (liquidi o gas) infiammabili; è adottata da alcuni Paesi come curva standard di collaudo dei tunnel (per esempio in Francia), perchè prevede condizioni di temperatura più critiche per i materiali.

Si tratta di un modello standard che cerca un compromesso fra le situazioni reali e i casi di test, garantendo un elevato livello di sicurezza nei risultati delle sperimentazioni e dei collaudi.

- La curva di incendio RABT ZTV -

E' una curva che ha, per le fasi dei minuti iniziali, un andamento veloce di crescita delle temperature, come avviene in realtà, per poi attestarsi a 1.200°C fino a 30 minuti e quindi diminuire in modo lineare fino alla temperatura ambiente dopo 140 minuti dall'inizio dell'incendio.

E' la curva tipica che viene utilizzata per rappresentare gli incendi dei tunnel ferroviari, risultando però del tutto inadatta al caso dei tunnel stradali, in presenza di liquidi infiammabili.

Sottostima in modo pericoloso le temperature, per cui è accettata in un numero limitato di nazioni.

- La curva RWS o UNI 11076 -

Si tratta della curva di incendio adottata anche in Italia nel dicembre 2003 ("Modalità di prova per la valutazione del comportamento di protettivi applicati a soffitti di opere sotterranee, in condizioni di incendio") e nella maggior parte delle nazioni evolute, caratterizzata da una migliore rappresentazione della relazione fra temperatura e tempo rispetto ai casi reali di incendio nei tunnel.

Ad un rapida salita delle temperature nei primi istanti, segue un andamento di lenta discesa non lineare, con valori normalmente tabellati fino ad un periodo di 120 minuti dall'inizio dell'incendio.

Questo limite tecnico di 2 ore di andamento temporale è basato sulla convinzione che solo eccezionalmente gli incendi possano avere durata maggiore, ma la realtà dei fatti spesso ha smentito questa ottimistica previsione e già Svizzera ed Austria hanno esteso almeno a 180 minuti l'andamento della curva.

Come detto, è attualmente la curva che meglio rappresenta gli incendi nei tunnel, anche se la realtà di alcune tragedie come gli incendi del Traforo del Monte Bianco e del Gottardo hanno dimostrato che anche questi valori di temperatura nel tempo sono sottostimati.

- Alcune considerazioni sugli incendi di Ground Zero -

Assumendo la curva RWS-UNI-11076 come modello di evoluzione delle temperature nel tempo per gli incendi di Ground Zero, è del tutto evidente che è perfettamente lecito, anzi, probabilmente errato per difetto, ammettere la presenza di temperature superiori ai 1.300 °C nei piani sotterranei del World Trade Center.

All'interno dei parcheggi sotterranei erano presenti centinaia di autoveicoli, che da soli avevano il potenziale per sviluppare ed alimentare incendi colossali (serbatoi di benzina e olii combustibili, lubrificanti e materiali plastici derivati dal petrolio) ed oltre a questi combustibili, si sono concentrati, in particelle di dimensioni anche molto piccole, centinaia di tonnellate di materiali combustibili presenti nelle Torri sotto forma di mobili, archivi, rivestimenti, materiali per edilizia e di servizio, ricoperti poi da uno strato di polveri e macerie che ne hanno garantito l'isolamento dall'atmosfera e quindi la ridotta dispersione del calore.

Il quadro, già di per sè catastrofico, è stato ulteriormente reso drammatico dal tiraggio naturale di aria consentito dai tunnel presenti sotto le macerie, che hanno consentito condizioni ideali per incendi proseguiti per mesi.

Nonostante l'uso di tecniche avanzate di telerilevamento delle temperature, che, con l'aiuto fondamentale e determinante del DIG hanno guidato le squadre di spegnimento verso i punti di maggior pericolo, le temperature sotto lo strato di macerie si sono mantenute per settimane attorno ai 600-800°C.

Non deve stupire, quindi, la presenza di travi arroventate e di metallo fuso nei sotterranei (laddove per metallo si deve intendere alluminio e sue leghe, cioè metalli caratterizzati da basso punto di fusione, non certamente l'acciaio, come qualcuno vorrebbe far credere); del resto, le testimonianze dei pompieri parlano di centinaia di carcasse di autoveicoli bruciati ed appoggiati sui mozzi delle ruote, con pozze di metallo fuso al posto dei cerchi in lega.

Vediamo ora alcune immagini di un caso reale di incendio in un tunnel.

- Un caso reale: il tunnel del Gottardo -

Il 24 ottobre 2001, un terribile incidente provocato da mezzi pesanti procedenti in senso opposto, ebbe luogo nel tunnel stradale del Gottardo, seguito quasi immediatamente da un incendio che si è diffuso in modo violento per un tratto di circa 300 metri del tunnel.

Il luogo dell'incidente si trovava a circa 1,1 Km dall'ingresso Sud.

Il calore dell'incendio ha provocato il cedimento strutturale della volta del tunnel e le conseguenze dell'incendio (calore, gas tossici e fumi) hanno coinvolto un tratto di circa 2,5 Km in direzione Nord.

Nell'incendio divampato nel tunnel hanno trovato la morte 11 persone e sono rimaste ferite gravemente altre 8, con il coinvolgimento di 23 veicoli.

tutte le immagini provengono dal sito:

- L'incidente e l'incendio - .

- Viene spento l'ultimo focolaio d'incendio -

- Prima e dopo -

- Il cedimento strutturale della volta per effetto del calore elevatissimo -

- Ciò che resta del carico di copertoni e del camion che li trasportava -

. - Due nemici mortali in prossimità dell'incendio: il fumo ed i gas tossici -

- Calore, fumo e ceneri: l'aria, anche lontano dall'incendio, diventa presto irrespirabile -

- Le vittime -

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DOSSIER "EFFETTI DEGLI INCENDI"

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