di Henry62
.
.
Una delle immagini che certamente è entrata di diritto nell'immaginario collettivo della tragedia delle Twin Towers è quella dell'enorme quantità di carta che, dagli edifici colpiti, si riversò per le strade di New York.
Questo mare di carta è presente in modo quasi ossessivo, violento, nella memoria dei sopravvissuti e dei soccorritori: ogni foglio è testimone di una storia, di un brandello di vita che non è più.
La rielaborazione del lutto è un processo personale, ma quando tutto questo avviene in un'artista, allora il risultato è un'opera che trascende il momento storico e rappresenta un contributo per l'umanità.
E' il caso del lavoro svolto da Elena Del Rivero, una scultrice di estrazione minimalista, spagnola per nascita ma newyorkese d'adozione, che aveva il proprio studio in un palazzo vicino al World Trade Center.
Assente da New York il giorno della tragedia, l'artista trovò al rientro il proprio studio devastato da quanto avvenuto: all'interno rinvenne carta e polvere ovunque.
Ogni singolo pezzo di carta venne da lei raccolto, conservato, decontaminato e archiviato, in un lento e faticoso cammino di rielaborazione durato per anni.
Il risultato è oggi visibile in mostra nella prestigiosa Corcoran Gallery di Washington.
.
"(Swi:t) Home. A Chant, 2001-2006", questo il nome dell'opera visibile fino a metà novembre, esposta a Valencia per la prima volta nel 2006, è la prima di una serie di opere d'arte ispirate dalla tragedia dell'11 settembre che l'importante istituzione americana ospiterà.
.
Si tratta di una scultura funebre, così definita dalla stessa artista, composta da cinque rotoli di mussola su cui sono stati cuciti tutti i singoli fogli di carta rinvenuti dall'artista nel proprio studio.
L'opera si abbina ad una installazione musicale ad intermittenza, composta sulla base dei rumori quotidiani mixati per comporre un sottofondo musicale (titolo del brano: "Bring Light" di Lawrence "Butch" Morris).
L'opera nel suo complesso rappresenta una cascata rallentata che sembra discendere dalla cupola della Corcoran Gallery, dove ogni goccia è un brandello di carta bruciato, strappato, violentato ma per questo raccolto e conservato, incastonato nel lento divenire del ciclo della vita e della morte, dell'odio e del perdono.Anche l'arte, a suo modo e col suo linguaggio universale, racconta la tragedia dell'11 settembre.